La gente usa quelli che chiama telefoni perché odia stare nello stesso luogo insieme, ma ha anche paura di stare sola. (Survivor, Chuck Palahniuk)
Mi ricordo qualche anno fa una canzone dei Litfiba intitolata precisamente Telephone Blues, il cui testo, criptico, ermetico, bellissimo, recitava: "Oggi non rispondo, non c'è più ritorno".E stop.
Dopo una mattinata passata a telefonare da un ufficio ad un altro, da un idraulico ad un geometra, passando per mio padre (che dopo la pensione si sta qualificando come viaggiatore instancabile), giungendo ad un cellulare pressochè sconosciuto,fino ad arrivare alla Titti che mi lascia sempre in attesa, o fa simpaticamente come me: non risponde, ho fatto una piccola riflessione su questi maledetti esagitati oggetti. Premetto che io li odio. Li odio in quanto ormai hanno snaturato il loro stesso essere una "voce distante" che con gioia ogni tanto chiunque ha piacere sentire. Ho notato ormai le città sono diventate immense cabine telefoniche a cielo a perto, dove diarroiche comunicazioni senza capo nè coda avvengono a qualsiasi ora e in qualsiasi condizione. E' vero, come disse qualcuno che quando gli italiani non sanno che cosa dirsi, se lo dicono al telefono cellulare. Oddio, non credo che negli altri paesi sia molto diverso, ma chissà... l'oralità è stata davvero lasciata in mano ad un branco di beote compagnie telefoniche che vivono sui pensieri raccapriccianti di giovani ragazzine con l'apparecchio ai denti, di giovani colletti bianchi che fanno finta di telefonare in Posta e ti passano avanti, di autisti che invece di guidare parlano di calcio con l'amico ferroviere, di gente che ormai compra i caschi per le moto con le cuffie e il microfono bluetooth.
Ma è una cosa normale?
Fare leggi perchè la gente guida e parla al telefono.
Dover installare dispositivi che facciano rimanere telefoni spenti in uffici e ospedali.
Cambiare l'etica di comportamento e definire i casi in cui è bon ton o meno utilizzare i telefono.
Avere due, tre, cinque telefoni, di compagnie diverse, per momenti diversi, per persone diverse.
Cambiarne spesso, uno, due, tre, dieci all'anno.
Non è una cosa normale.
Telefoni per bambini, per vecchi, per manager, per studenti, per persone esigenti e per ricche ereditiere.
Normale. Non lo è.
Immagino un mondo pulito, in cui la gente ancora si ferma a parlare per strada e non con una voce che ha nell'orecchio. Un mondo in cui i giovani non imparino a scrivere con le "k" per guadagnare caratteri.
Immagino che invece di farsi una telefonata, la gente capisca che sia meglio incontrarsi, attorno ad un tavolo con un bicchiere di vino o di birra fresca. Immagino un mondo in cui il tempo perso sia quello in cui godiamo di pace e tranquillità, e la velocità sia solo il brivido di una corsa.
Adesso esco.
Devo giusto fare una ricarica.
Peace Love and bananas.
Dopo una mattinata passata a telefonare da un ufficio ad un altro, da un idraulico ad un geometra, passando per mio padre (che dopo la pensione si sta qualificando come viaggiatore instancabile), giungendo ad un cellulare pressochè sconosciuto,fino ad arrivare alla Titti che mi lascia sempre in attesa, o fa simpaticamente come me: non risponde, ho fatto una piccola riflessione su questi maledetti esagitati oggetti. Premetto che io li odio. Li odio in quanto ormai hanno snaturato il loro stesso essere una "voce distante" che con gioia ogni tanto chiunque ha piacere sentire. Ho notato ormai le città sono diventate immense cabine telefoniche a cielo a perto, dove diarroiche comunicazioni senza capo nè coda avvengono a qualsiasi ora e in qualsiasi condizione. E' vero, come disse qualcuno che quando gli italiani non sanno che cosa dirsi, se lo dicono al telefono cellulare. Oddio, non credo che negli altri paesi sia molto diverso, ma chissà... l'oralità è stata davvero lasciata in mano ad un branco di beote compagnie telefoniche che vivono sui pensieri raccapriccianti di giovani ragazzine con l'apparecchio ai denti, di giovani colletti bianchi che fanno finta di telefonare in Posta e ti passano avanti, di autisti che invece di guidare parlano di calcio con l'amico ferroviere, di gente che ormai compra i caschi per le moto con le cuffie e il microfono bluetooth.
Ma è una cosa normale?
Fare leggi perchè la gente guida e parla al telefono.
Dover installare dispositivi che facciano rimanere telefoni spenti in uffici e ospedali.
Cambiare l'etica di comportamento e definire i casi in cui è bon ton o meno utilizzare i telefono.
Avere due, tre, cinque telefoni, di compagnie diverse, per momenti diversi, per persone diverse.
Cambiarne spesso, uno, due, tre, dieci all'anno.
Non è una cosa normale.
Telefoni per bambini, per vecchi, per manager, per studenti, per persone esigenti e per ricche ereditiere.
Normale. Non lo è.
Immagino un mondo pulito, in cui la gente ancora si ferma a parlare per strada e non con una voce che ha nell'orecchio. Un mondo in cui i giovani non imparino a scrivere con le "k" per guadagnare caratteri.
Immagino che invece di farsi una telefonata, la gente capisca che sia meglio incontrarsi, attorno ad un tavolo con un bicchiere di vino o di birra fresca. Immagino un mondo in cui il tempo perso sia quello in cui godiamo di pace e tranquillità, e la velocità sia solo il brivido di una corsa.
Adesso esco.
Devo giusto fare una ricarica.
Peace Love and bananas.

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