Non ci credo...

Direttamente dal web ed in tema ricordi-malinconia-rabbia-devastazione-infanzia-adolescenza...ho casualmente trovato alcune foto, scattate da alcuni turisti (si , ho scritto bene turisti), che hanno passato un Natale nel mio paesino natio...chissà dove!

Sopra: L'entrata in città...notare sulla sinistra fasci di legna per accendere il fuoco e l'incoraggiante, solare, pubblicizzante scritta sbiadita, contornata da alberi e rami secchi. Ovviamente il "benvenuti a" è stato omesso.


Sopra: casa diroccata nel paesino adiacente al mio. Sui gradini in cui posano i due disperati stranieri,noi bambini eravamo soliti raccoglierci nelle assolate umide estati della nostra infanzia. Lì, inventavamo giochi estremamente didattici, tra cui tirarci i sottovasi verdi di plastica, distruggere muri, o nasconderci in macchie composte da rovi e ortiche.

Sopra: campi coltivati (più o meno) siti tra il mio paese (Campiglione) e quello sopra (Vezzanello). Raramente passavo da queste parti per tornare a casa dopo i pomeriggi di gioco, soprattutto dopo che scendendo in basso verso gli ulivi e ancora più giù dove scorre un canale, ho fatto un fugace incontro a distanza con alcuni ameni cinghiali. Sullo sfondo vi sono le bellissime Alpi Apuane, che altro non offrono ai paesi che le circondano, se non la perfezione di un paesaggio abbastanza unico.

E adesso, una carrellata di immagini che riguardano un luogo magico, che si può trovare solo incamminandosi lungo un sentiero sassoso e impervio, entrando in quella che comunemente è chiamata "selva".








In quanto indigeno ed esperto, posso affermare che esistono anche altre 2 varianti della medesima opera architettonica-artistica. Ma questa, probabilmente è la migliore, non per niente è stata definita e autoproclamata: villa della bellezza. Al suo interno ed intorno ad essa, altre opere d'arte come fosse un museo en plein air (si dice cosi?) in cui vengono esposti massimi capolavori di un astrattista senza pari che per dovizia di privacy chiameremo Signor R.
Sempre cari mi saranno i suoi canti dialettali legati alla stagione della mietitura e della semina, nonchè del vino novello.
A lui e a tutti i pazzi che contraddistinguono la mia infanzia e ravvivano (ehm, ehm..) il mio piccolo paese, un sentito grazie per farmi ancora ogni tanto sorridere, ma soprattutto per essere stati protagonisti di tante storielle che ho raccontato e racconterò in futuro.Alla fine se sono così, è anche un pò merito loro.
Grazie ovviamente anche a chi ha scattato le foto. Bravi, siete sopravvissuti ad un Natale fantascientifico!

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